SALUTE ORALE DEI BAMBINI: Attenzione Genitori! – Articolo elaborato da Dott. Daniele Parrello Prof a c. Università dell’Insubria – Varese Medico Chirurgo

Salute orale dei bambini: Attenzione genitori!!!

Indagine SIOI, Mario Negri e Doxa svela le scorrette abitudini e stili di vita dei genitori verso la salute orale dei piccoli. Cartellino giallo per pediatri e farmacisti.

Spesso i genitori si chiedono se valga la pena o meno intervenire quando un bimbo ha un dente da latte cariato. Infatti si crede che, essendo destinati a cadere, non ci sia il vero bisogno di una specifica cura odontoiatrica. La verità, però, è che la cura andrebbe fatta nel minor tempo possibile, ecco perché.

PERCHÉ È FONDAMENTALE INTERVENIRE?

L’intervento di un dentista dei bambini è assolutamente necessario e anche urgente per due motivi:
1) La velocità di sviluppo
La polpa dentaria dei denti da latte – cioè, la parte interna formata da tessuti e rami nervosi– è più corposa di quella dei denti permanenti e lo smalto che protegge l’esterno del dentino, più scarso. Per questo l’evoluzione di una carie in un dente da latte è più veloce e,spesso, può essere anche più dolorosa. La carie, quindi, arriva molto più velocemente alla polpa del dentino, così, sia le complicazioni che il dolore aumentano in fretta.

2) Le conseguenze future
Una carie non curata compromette la salute orale dei futuri denti permanenti. Una carie può anticipare la caduta fisiologica del dente alterando così la naturale evoluzione di crescita dei denti permanenti, questo a sua volta, può favorire future malocclusioni o la crescita di denti storti, ma anche la necessità di sottoporsi, da adulti, a interventi più invasivi.

QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO?

La carie nei denti da latte si formano nello stesso modo di quelle nei denti permanenti, cioè il deposito di zuccheri favorisce la formazione di placca che porta alla formazione di carie, con la grande differenza che i bambini spesso ingeriscono, anche in modo “abitudinario”, più zuccheri di noi adulti. Spesso vanno a letto bevendo latte o tisane zuccherate e biscotti, bevono più volte al giorno i succhi di frutta industriali, o addirittura portano molte ore al giorno/notte il ciuccio con delle gocce di miele.

E’ importante lavare bene i dentini, sempre e comunque con l’aiuto di un genitore, soprattutto prima di andare a nanna.

 

LA CORRETTA IGIENE ORALE

Per introdurre nella routine le abitudini dell’igiene orale noi consigliamo di passare, già dallo spuntare dei primi dentini, una garza umida su gengive e denti per rimuovere eventuali residui di latte o pappa che possono depositarsi e favorire la formazione di placca batterica.

Naturalmente, quando i bambini sono più grandi bisogna inserire uno spazzolino con una testina piccola e con setole morbide, inizialmente senza dentifricio e in un secondo tempo con un dentifricio adatto all’età del bimbo, utilizzandolo almeno due volte al giorno, di modo che possano acquisire questa sana abitudine. La routine dell’ igiene orale dei bimbi piccoli deve essere effettuata da un adulto per assicurarsi che lo spazzolamento sia corretto e che la pulizia avvenga in modo accurato, insegnando loro però poco alla volta ed abituandoli come fosse un gioco, l’importanza della salute anche dei denti da latte.

IL RUOLO DEL FLUORO

La buona parte di Pediatri e Dentisti italiani, seguono le linee guida della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e consigliano di integrare la dieta dei bimbi piccoli, quando e se necessario, con un supplemento di fluoro in gocce. Il fluoro è fondamentale per rendere i denti più resistenti anche all’attacco dei batteri. Infatti, i denti dei bambini a cui non è stato somministrato nei primi mesi di vita, risultano essere più favorevoli alla formazione di carie in età pediatrica. In ogni caso, l’introduzione di fluoro non va mai eseguita autonomamente, ma è fondamentale consultare il proprio Pediatra o Dentista dei bambini per conoscere il dosaggio, la posologia corretti in base all’età del paziente.

I CONSIGLI FINALI IN SINTESI A MAMMA E PAPÁ

  • Fare attenzione ai campanelli di allarme che possono far capire che c’è qualcosa che non va – quantità di placca visibile accumulata nei dentini, eventuali macchie bianche o contorni scuri e, naturalmente, eventuali manifestazioni di dolore.
  • Insegnare fin da piccoli l’importanza di una corretta igiene orale quotidiana.
  • Privilegiare una dieta sana e ricca di frutta e verdura ed evitare gli zuccheri.
  • Eseguire un primo controllo dal Dentista dei Bambini – se non si sono manifestatiparticolari problematiche prima – intorno ai 4 o 5 anni di età per assicurarsi di potere correggere eventuali cattive abitudini di pulizia, allontanare possibili abitudini sbagliate o viziate (succhiare il dito o il ciuccio oltre i 2 anni di età) o diagnosticare, intercettare ed intervenire per tempo la presenza di malformazioni dento scheletriche in corso di sviluppo durante la crescita dei nostri figli.

La salute orale dei bambini preoccupa gli operatori e la causa è prevalentemente dovuta ad alimentazione e stili di vita scorretti e una sempre minor attenzione verso la prevenzione odontoiatrica, sia dei genitori che degli operatori sanitari che si occupano di infanzia (pediatri, medici, farmacisti).

E’ la sintesi della ricerca italiana condotta dai ricercatori del Dipartimento di odontoiatria materno-infantile dell’Istituto Stomatologico Italiano, in collaborazione il Laboratorio diepidemiologia degli stili di vita dell’Istituto Mario Negri diretto e la società di ricerca di mercato DOXA.

La ricerca una delle più importanti per numero di soggetti coinvolti e la prima che coinvolge soggetti da 0 mesi effettuata in Italia, ha cercato di valutare il fenomeno della gravità (e concause) della carie infantile (ECC) tra i bambini di età da zero e 71 mesi (l’arco di tempo in cui, secondo l’American Academy of Pediatric Dentistry si parla di carie infantile, ndr).

La ricerca ha riguardato 2.522 genitori adulti di 3000 bimbi, campione rappresentativo della popolazione infantile italiana compresa tra 0 e 71 mesi divisi per diverse fasce di età.

Ai genitori, selezionati attraverso il panel on line di Doxa che conta 120 mila componenti familiari, è stato sottoposto un questionario on line un paio di anni fa. La percentuale di risposte è stata relativamente elevata di circa il 49 per cento.

A margine dell’informazione sulle caratteristiche socio demografiche dei genitori, sono anche state prese in esame le loro abitudini di vita, compresa quella relativa al fumo di sigarette e la cura dei denti, mentre per i bambini le informazioni raccolte riguardavano età, sesso, misure antropometriche, allattamento al seno, igiene della bocca, uso della tettarella e del biberon, quantità di latte (e altre bevande) consumata, oltre alle merendine.

I dati raccolti tra 3 mila bambini (1.543 maschietti e 1.457 femminucce) indicano che il 79,6 per cento hanno ricevuto allattamento al seno, tra cui il 46,2 per cento per una durata pari o superiore ad un anno, il 45,7 per cento anche di notte. Circa la metà dei bimbi (47,2) risultavano allattati con il biberon prima di addormentarsi, il 10,1 per cento con l’aggiunta di sostanze zuccherine, il 69 per cento ha abitualmente fatto uso del ciuccio con l’aggiunta (17,8%) di sostanze zuccherine.

 

Solo il 30 per cento dei bimbi è stato sottoposto a visita odontoiatrica, mentre tra quelli di 24 mesi ed oltre, il 59,2 per cento non era mai stato visitato. Tra le ragioni che hanno spinto i genitori a far fare una visita si annoverano il controllo preventivo (83,4), dolore (7,2) e traumi(7). Solamente per 21 bambini, cioè lo 0,7 per cento dell’intero campione, il pediatra aveva consigliato la visita dal dentista. Il 46 per cento dell’intero campione, ha cominciato a pulirsi i denti dopo l’anno di vita.

Tra i 2.522 genitori intervistati, l’8,6 per cento non immaginava che la salute della bocca potesse tanto influire su quella generale del figlio, mentre il 65,9 per cento dinanzi a tale affermazione ha dimostrato sorpresa ed esitazione. Più dell’80 per cento dei genitori (esattamente 81,2) non giudicavano la carie come malattia infettiva e ignoravano i principi di trasmissione verticale e orizzontale della malattia cariosa. Nei bambini presi a campione, laprevalenza della carie è risultata dell’8,2 per cento (9 nel maschi e 7,3 nelle femmine), in netta crescita con l’aumentare dell’età (il 2,9 per cento nei bimbi compresi tra lo 0 e il 23° mese, 6,2% tra i 24 e i 47 mesi e il 14,7 per cento in quelli tra i 48 e 71 mesi)

Nell’indagine non è emersa nessuna relazione significativa tra il sesso, allattamento al seno e carie infantile.

E’ comparsa più di frequente tra i bimbi abituati, prima di addormentarsi, a prendere il latte con il biberon. Non c’è collegamento tra la tettarella e la carie, per quanto, la carie compaia più difrequente tra i bimbi abituati a prendere latte con l’aggiunta di sostanze zuccherine.

Dall’indagine è emerso anche che la malattia cariosa è inversamente proporzionale al consumo di latte e direttamente a quello di bevande zuccherate e al numero di merendine consumate fuori dai pasti. Per quanto riguarda l’età dei genitori sembra che un più alto livello di carie sia legato ad una età media relativamente bassa.

Gli autori dell’indagine concludono che, stando alle dichiarazioni dei genitori la percentuale di carie infantile nei bambini di età dallo zero a 71 mesi ammonta all’8 per cento, leggermente (anche se in modo abbastanza irrilevante) più elevata nei maschietti, tendente a crescere dal 3 per cento dallo 0 ai 23 mesi, al 6 per cento a 2-3 anni, fino al 15 per cento nei bimbi sui 4-5 anni.

 

 

I bimbi affetti da carie infantile presentavano spesso segni di trascuratezza nell’igiene orale,utilizzavano una tettarella zuccherata, bevevano latte o bevande zuccherate dal biberon e consumavano 3 o anche più merendine negli intervalli dei pasti. La loro famiglia era costituita da genitori relativamente giovani, con 3 o più bambini, “buoni” fumatori e che trascuravano anch’essi l’igiene della bocca e presentavano un alto numero di carie.

Malgrado le Raccomandazioni cliniche in Odontostomatologia emanate dal Ministero della Salute (2017 – LINK) indichino che tutti i bimbi dovrebbero essere sottoposti ad una visita odontoiatrica tra il 18 e il 24° mese di circa il 60 per cento degli italiani di 24 mesi o anche più non hanno mai visto un Odontoiatra. Un trend che desta preoccupazione e suggerisce l’avvio di campagne di prevenzione.

Una parte di tale preoccupante risultato è dovuta alla carente comunicazione da parte di professionisti della salute che hanno a che fare con bambini. Meno dell’1 per cento dei genitori afferma di aver sottoposto il figlio ad una vista odontoiatrica grazie al suggerimento del Pediatra, Farmacista o Medico generico.

Parlando del problema a più vasto raggio, la carie infantile tocca il 12 per cento in Inghilterra (3 anni di età) in Svizzera il 23 per cento (3-5 anni), in Svezia l’11 per cento (3-6 anni), negli USA il 40percento(dai 2 agli 11anni). In Germania è presente al 10 percento (3anni), mentre nel Qatar raggiunge addirittura l’89%. In Italia le cifre variano a seconde delle inchieste sinora compiute. Bambini di 4 anni in un campione di 5.538 soggetti presentavano carie per il 22 per cento.

Nel 2014 un’altra indagine si avvicina al 19% (bimbi di 3-5 anni), mentre un’altra inchiestacompiuta in tutta Italia presentava percentuali dal 17 al 24 al 35% per bambini dai 3 ai 5 anni.L’indagine della Doxa riportata, aggirantesi sul 15 per cento per bimbi di 4-5 anni, appare pertanto in ribasso rispetto alle stime precedenti anche se è la prima volta che vengono tenuti in considerazione bambini dalla nascita. Tra i limiti della metodologia utilizzata (panel on line) gli autori segnalano la possibile sottostima del dato riguardante la rilevazione della prevalenza della malattia cariosa.

In Italia, secondo la SIOI (la Società Italiana di Odontoiatria Infantile), il 3% dei bambini sotto i 2 anni è affetto da carie, percentuale che sale al 15% in bambini di 4-5 anni, con un picco del 44% ai 12 anni di età. Si tratta quindi di una percentuale discretamente alta cui è necessario porre rimedio.

L’eccessiva assunzione di zuccheri sia attraverso i cibi che bevande, di fatto, rappresenta lacausa maggiore della formazione di carie, una delle patologie più diffuse tra i più piccoli.

Secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), infatti, è bene evitare di aggiungerezuccheri agli alimenti nei bambini al di sotto dei 2 anni, ma anche sensibilizzare i genitori aprestare maggiore attenzione alla dieta dei loro piccoli; d’altronde, una corretta educazione alimentare sarà positiva e caratterizzerà le abitudini anche nell’età adulta.

“È fondamentale saper scegliere bene il cibo da dare ai nostri bambini.”

Consigliamo perciò ai genitori:

  • scegliere cibi come frutta e verdura di stagione, fresca
  • preferire i cereali integrali
  • evitare gli zuccheri industriali
  • evitare o ridurre il consumo delle bevande zuccherate
  • evitare di zuccherare gli alimenti
  • evitare di ricompensare il proprio figlio con “zuccheri”
  • prestare particolare alla scritta “senza zuccheri aggiunti” e leggere con attenzione la lista degli ingredienti
  • assicurarsi di effettuare una spesa alimentare consapevole
  • dare sempre il buon esempio ai propri figli per il bene della salute di tutta la famiglia.

Seguendo questi semplici e utili consigli la salute della bocca dei bambini può essere preservata da future malattie dentali.

 

In molti paesi, la carie colpisce il 60-90% dei bambini e ragazzi in età scolare.

Come salvare i denti dalla carie? È possibile dimezzando lo zucchero che si assume attraverso i cibi e le bevande: dal 10% al 5% come quantità massima al giorno. E’ questa la conclusione di uno studio pubblicato su BMC Public Health dal World Health Organization Nutrition Guidance Advisory Group, il gruppo dell’OMS che si occupa di fornire le indicazioni alimentari in relazione alla salute.

Il gruppo definisce gli zuccheri come “i mono e disaccaridi aggiunti agli alimenti dai produttori, da chi cucina o da chi mangia, e gli zuccheri naturalmente presenti nel miele, negli sciroppi, nei succhi e nei concentrati” , dai quali – stabilisce il gruppo – possono derivare al massimo il 3% delle calorie assunte in un giorno. Tradotto in grammi, se prima la quantità massima era di 50 grammi, e l’obbiettivo era di 25, ora il massimo dovrebbe essere di 25, e l’obbiettivo di 15 grammi.

Il 5 e il 10% di ciò che gli Stati spendono per la salute dei cittadini se ne va in cure odontoiatriche. La stretta deriva dai dati sulla diffusione della carie, prima malattia non trasmissibile al mondo per incidenza, ottenuti analizzando ampi database di molti paesi: una percentuale di bambini in età scolare compresa tra il 60 e il 90 (negli Stati Uniti il 92%) ha una carie, e lo stesso vale per la stragrande maggioranza degli adulti in età compresa tra i 20 e i 64 anni. Per quanto riguarda i costi per i servizi sanitari, ciò significa che nei paesi industrializzati tra il 5 e il 10% di ciò che gli Stati spendono per la salute dei cittadini se ne va in cure odontoiatriche.

L’analisi dei dati, poi, ha fornito la prova inoppugnabile del fatto che la responsabilità della carie è da attribuire quasi ed esclusivamente agli zuccheri aggiunti. In Giappone per esempio si è avuto un crollo della carie durante la seconda guerra mondiale e negli anni seguenti, quando di fatto non era disponibile lo zucchero; l’incidenza ha ripreso a salire quando lo zucchero è riapparso sui banchi dei supermercati e nelle aziende alimentari. Oggi, in Nigeria, dove il consumo medio è bassissimo, attorno ai 2 grammi al giorno, solo il 2% della popolazione è colpito da una carie.

 

 

Spiegare alle mamme che il succo di frutta non serve a far crescere i bambini è una delle manovre suggerite dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Che fare? Secondo gli autori, non bisogna cercare la soluzione magica che, con un solo provvedimento, risolva il problema. Per esempio, non ha senso pensare di vietare l’aggiunta di zuccheri ai cibi industriali. Bisogna, invece, mettere in campo una serie di misure su più fronti, e reimpostare le raccomandazioni alimentari fino a modificare la dieta. E’ necessario, ad esempio, far comprendere ai genitori che i succhi di frutta non aiutano i bambini a crescere, ma possono far male, e porre dei limiti, nelle mense e caffetterie scolastiche, agli alimenti e bevande con zuccheri aggiunti, che non dovrebbero mai superare il 2,5% dell’apporto calorico.

Poi bisogna eliminare i distributori automatici da tutti i luoghi pubblici, perché gli Stati e i governi non devono in alcun modo favorire la diffusione di prodotti che comunque esistono e continueranno a esistere e che sono causa diretta, oltreché di carie, anche di obesità, diabete e molte altre patologie. Per quanto riguarda le aziende, va detto loro che, nel tempo, devono iniziare a riformulare i prodotti in modo da abbassare molto il contenuto in zuccheri, conl’obiettivo di eliminarli del tutto.

I distributori automatici di bibite zuccherate e certi snack dovrebbero essere tolti dai luoghi pubblici.
Le nuove etichette nutrizionali, poi, dovranno indicare qualunque quantitativo di zuccheri superiore al 2,5% del totale delle calorie con la dicitura “alto quantitativo di zuccheri”. Inoltre, anche la catena alimentare andrebbe rivista, perché la produzione è eccessiva e spinge verso la vendita di zucchero a costi bassi, fatto che stimola le aziende a usarlo sempre di più.

Se non si può fare a meno di produrlo, esso dovrebbe essere convertito in alcol per la carburazione, come accade in Brasile. Bisogna trovare un accordo a livello europeo, e far sì che lo zucchero prodotto dalle barbabietole sia utilizzato totalmente in Europa, perché questa produzione non è necessaria né mai lo è stata. I produttori di zucchero di canna dei paesi meno sviluppati immettono sul mercato quantità più che sufficienti per il consumo anche di tutti gli altri. Allo stesso modo, bisogna che Stati Uniti ed Europa stringano accordi commerciali volti aimpedire la promozione dell’export di zucchero americano oltre che riuscire a ridurre la produzione negli USA.

Infine, la questione della tassazione, che dovrebbe essere introdotta e dovrebbe essere correlata in modo progressivo al il contenuto in zuccheri, tanto sui cibi quanto sulle bevande. Il prezzo al dettaglio dovrebbe aumentare di almeno il 20% per ottenere un effetto sui consumatori. La tassazione dovrebbe essere decisa dai singoli legislatori, ma a giudizio del gruppo non dovrebbe essere inferiore al 100%. La guerra totale allo zucchero è cominciata.

Dott. Daniele Parrello
Odontoiatria Multidisciplinare e Ortognatodonzia

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