L’uso del “Ciuccio”: i Possibili Effetti Collaterali Negativi e Altre Abitudini Viziate – Articolo elaborato da Dott. Daniele Parrello Prof a c. Università dell’Insubria – Varese Medico Chirurgo

.Dott. Daniele Parrello

Prof a c. Università dell’Insubria – Varese

Medico Chirurgo

Specialista in Ortognatodonzia – Gnatologia

Specialista in Odontostomatologia

                                                                             

L’Ortodontista è lo Specialista che intercetta anche i problemi derivanti  dalle abitudini viziate del tuo bambino.

Con la definizione abitudini viziate, che associa due termini solitamente contrapposti, ci si riferisce ad alcuni comportamenti reiterati nel tempo. Inizialmente normali, questi comportamenti diventano viziosi, e quindi inappropriati, quando protratti oltre il momento corretto della loro prevista scomparsa.

L’uso del ciuccio (tettarella)

Tra le abitudini viziate, l’esempio classico è rappresentato dall’uso del ciuccio. Questo è uno strumento che gratifica la funzione innata della suzione che il bambino ha fin dalla nascita. Attraverso la suzione non nutritiva, il bambino si calma, tampona lo stimolo della fame e si rassicura.

Adoperato moderatamente nelle prime fasi di vita può svolgere un ottimo servizio, ma il suo uso prolungato nel corso della giornata e protratto nel tempo diventerà un elemento condizionante il suo sviluppo orofacciale. Talvolta il bambino sostituisce il ciuccio con un dito, generalmente il pollice, anche se non mancano usi creativi delle falangi. Essendo la consistenza del dito maggiore di quella del ciuccio e la sua disponibilità fuori dal controllo dei genitori, le conseguenze possono essere ancora maggiori.

In generale, il danno che queste abitudini viziate possono generare è variabile in considerazione di alcuni fattori:
– tempo di persistenza nella cavità orale del bimbo nell’arco della giornata (pochi minuti per addormentarsi o ore?) e negli anni
competenza labiale (labbra chiuse e respirazione attraverso il naso) quando il bimbo non ciuccia

Come togliere perciò il ciuccio o ridurne gli effetti negativi ?

E’ meglio non adottare sistemi coercitivi per eliminare l’abitudine a ciucciare (che, per alcuni aspetti, può essere considerata “una necessità” fino ai 12-24 mesi di età).
Si possono adottare alcuni accorgimenti pratici per minimizzare i possibili effetti collaterali negativi:

  • utilizzare un solo ciuccio (spesso i bimbi hanno numerosi ciucci) di cui il bimbo deve avere cura. Se esiste un solo ciuccio, sarà “normale” ed accettabile doverne fare a meno quando si rompe o lo si regala ad un bimbo più piccolo o a Babbo Natale in cambio di un regalino;
  • utilizzare un ciuccio piatto;
  • tenere il naso bene pulito (anche mediante lavaggi con soluzione fisiologica) e favorire la competenza labiale (labbra chiuse)
  • finché i bimbi sono molto piccoli (prima dei 6/12 mesi di età) è possibile “legare” la manica del pigiama al fianco, così da non consentire al neonato di mettere il pollice in bocca.
  • Dopo il primo mese di vita accade spesso che il piccolo al termine della poppata, nonostante sia sazio, non si stacchi dal seno materno per godere del calore che solo l’abbraccio della madre può dare. Si tratta di una modalità particolare di succhiare, ovvero di un atto a cui il bambino associa sia la sensazione di sazietà, sia l’insieme di gratificazioni legate alle cure materne. Il bambino, succhiando, si procura infatti una soddisfazione mentale che è indipendente dal ‘piacere della pancia’ e dalla soddisfazione della fame.
  • Presto al seno materno si sostituisce il dito in bocca che svolge una funzione rassicurante; l’ambiente esterno per il neonato risulta essere ingovernabile e ignoto ed il ricorso al dito in bocca è una modalità per trattare questa estraneità. Il succhiare il dito, quindi, diviene una modalità rassicurante per esplorare e conoscere il mondo e la realtà circostante.
  • Spesso l’interesse per il dito in bocca o per il succhiotto nasce con lo svezzamento, che implica un cambiamento importante sia per la madre che per il bambino. Il bimbo, infatti, sentendo la mancanza delle poppate e del contatto con la madre, vive momenti di nostalgia che necessitano della rassicurazione genitoriale. Una modalità con cui il genitore manifesta la sua presenza e conferma la relazione di amore è l’offerta al piccolo del succhiotto. Il succhiare diviene allora un buon surrogato dell’abbraccio materno che permette al piccolo di procedere agevolmente sul cammino dello svezzamento e della separazione.
  • È necessario specificare che esiste una sostanziale differenza tra il succhiare il dito ed il ciuccio, che riguarda il fatto che quest’ultimo non è parte del corpo del bambino; il ciuccio, quindi, non potrà mai competere con il dito in quanto non è parte di sé, non è sotto il diretto controllo del bambino e, per questo, non è sempre disponibile.

  • Il succhiotto, non essendo parte integrante del corpo del neonato, consente all’adulto di esercitare un maggiore controllo su questa pratica ed è quindi preferibile rispetto alla pratica di ciucciare il dito, sia sotto l’aspetto del contenimento dei possibili danni ortodontici, sia per quanto riguarda l’aiutare il bambino a farne a meno. Per questo è utile provare a proporre la sostituzione del dito con il ciuccio pazientemente, senza ricorrere a metodi punitivi o ricatti che avrebbero una ricaduta negativa sullo sviluppo del piccolo.
  • Possiamo quindi affermare che il succhiare oltre a costituire un piacere puro, ha anche un valore calmante e rassicurante; il piccolo, infatti, mentre ciuccia sperimenta un’attività mentale che ha il potere di tranquillizzarlo e confortarlo circa le naturali paure infantili. È perciò utile che il genitore non favorisca o ostacoli a priori questa pratica, ma provi invece a comprenderne il valore profondo, tenendo in considerazione il significato che assume questa attività nella vita del bambino.

Consigliamo in ogni caso di consultare il proprio Pediatra di riferimento e lo Specialista in Ortodonzia di fiducia per escludere la presenza di altre disfunzioni e per monitorare la situazione clinica durante il processo di sviluppo e crescita dento scheletrica dei propri figli.

La prevenzione di possibili problemi associati alle abitudini viziate è spesso possibile con accorgimenti semplici. 

Il succhiamento del pollice è un’abitudine molto diffusa nella prima infanzia e generalmente tende a scomparire dopo i due anni.

Il protrarsi del succhiamento del pollice può determinare problemi nella posizione dei denti, causando un aumento dello spazio tra incisivi superiori ed inferiori, con possibili problemi funzionali ed estetici. 

Consigliamo, nel caso di abitudine viziata in età preadolescenziale, una visita specialistica presso uno Specialista in Ortodonzia, per verificare se il succhiamento del pollice possa avere determinato questo tipo di problemi. 

Se questo fosse il caso, andrebbero adottate delle strategie per evitare che tale abitudine viziata si protragga ulteriormente, perché, la sua persistenza sarebbe tra l’altro di ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di un trattamento ortodontico.

Considerando l’età abbastanza avanzata, soprattutto se si tratta di pazienti adolescenti, la loro presa di coscienza del problema e delle conseguenze sulla dentatura è probabilmente la strategia più efficace. 

In alternativa, esistono eventuali apparecchi ortodontici fissi che potrebbero aiutare ad impedire l’inserimento del pollice tra i denti. 

Tuttavia al paziente adolescente, potrebbe risultare molto poco accettabile. A volte sono anche indicati smalti amari da spennellare sul dito, che per il loro sapore poco gradevole, possono scoraggiare la suzione .

Quando l’ età dei pazienti è nella fascia preadolescenziale – adolescenziale, a nostro parere resta come prima scelta la strada della loro consapevolezza dei danni potenziali o già in atto a carico della funzione occlusale e dell’estetica dei denti anteriori : continui rinforzi motivazionali positivi al raggiungimento dei primi risultati e senza ricorrere ad atteggiamenti severi nel caso di eventuali e fisiologiche ricadute.

Serramento, bruxismo e digrignamento

Infine, da segnalare tra le abitudini viziate una attività eccessiva ed incontrollata dei muscoli elevatori della mandibola (quelli preposti a chiudere la bocca) che può presentarsi nelle diverse forme note come serramento, bruxismo e digrignamento notturni, ma talvolta anche diurni.

Si tratta di aspetti diversi della stessa alterazione funzionale (parafunzione) in cui si combinano diversamente attività puramente statiche (serramento: aumento della durata e della intensità del contatto tra le arcate dentarie) con componenti dinamiche (scivolamento in corso di serramento) queste ultime molto dannose sia sui denti che su tutte le componenti dell’apparato masticatorio (muscoli e articolazioni temporo-mandibolari).

L’origine di questi fenomeni non è ancora completamente nota ed in base all’età può assumere caratteristiche diverse; a volte possono essere scatenati da semplici spine irritative, come un dente deciduo dolente prossimo all’esfoliazione (alla caduta), altre volte essere connessi a fasi di maturazione del sistema nervoso centrale che verso i 6-7 anni si struttura maggiormente. 

Si pensa poi possa sussistere una correlazione con episodi di apnee notturne o difficoltà respiratorie: in tali casi il movimento mandibolare potrebbe comportare un aumentato flusso d’aria nelle vie aeree. Quando però il bruxismo si protrae nel tempo è più probabile che si tratti di un fenomeno di origine “centrale” (al pari di un “tic”) il cui approccio può richiedere competenze più complesse, anche di tipo psicologico cognitivo-comportamentale.

La deglutizione atipica

Altra abitudine potenzialmente dannosa è rappresentata dalla deglutizione atipica, ovvero il mancato passaggio della deglutizione da infantile ad adulta. Durante l’allattamento il bambino ha un tipo di deglutizione che comporta un posizionamento della lingua tra le arcate prive di denti e che facilita la spremitura del capezzolo. Successivamente in seguito alla comparsa dei primi denti ed all’inizio dello svezzamento, la deglutizione si modifica nella sua forma adulta, caratterizzata da un posizionamento della lingua più in alto, contro il palato.

Alcuni bambini mantengono viceversa l’abitudine a porre la lingua tra le arcate e ciò può comportare un’alterazione dell’eruzione dentale o lo spostamento dei denti appena comparsi. Se non contrastata, questa abitudine può avere ricadute negative anche sulla dentatura permanente e talvolta su alcuni aspetti dello sviluppo scheletrico della parte inferiore del viso.

La respirazione orale

Un’altra abitudine viziata nei bambini, è rappresentata dalla respirazione orale (respirazione a bocca aperta anche con vie aeree libere). Questa è spesso conseguenza di un ingrossamento di lunga durata di adenoidi e tonsille che altera la respirazione, la quale, non di rado, permane alterata anche dopo la loro rimozione. Può infatti capitare che il bambino prenda l’abitudine di respirare a bocca aperta, facendo mancare a guance e labbra il tono muscolare derivante dall’esercizio della loro corretta funzione.

La tonicità muscolare facciale di un respiratore orale è completamente diversa da quella di un bambino che respira correttamente e ciò si manifesta in una alterazione dello sviluppo cranio-facciale con il conseguente stabilirsi di una morfologia facciale nota come “faccia lunga”. Se la correzione avviene, mediante trattamento ortodontico adeguato e nelle tempistiche corrette, tale situazione può certamente evitare trattamenti ortodontici estremamente più complessi e dall’esito incerto.

Dott. Daniele Parrello
Odontoiatria Multidisciplinare e Ortognatodonzia
Centro Facexp di Legnano

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